Chris Johns: LA MIA PROSPETTIVA

“SE LE VOSTRE FOTO NON SONO ABBASTANZA BELLE, significa che non siete vicini abbastanza”, disse il celebre fotografo di guerra Robert Capa. Avvicinarsi può essere un rischio, ma vista la possibilità di esperienze come un incontro faccia a faccia con un elefante, è un rischio che ero disposto a correre. All’inizio della mia carriera, quel faccia a faccia era perlopiù con le persone, ma col passare del tempo ho cominciato a trovarlo con gli animali selvatici e i paesaggi.
A prescindere da chi o cosa fotografavo, il segreto era passare del tempo con il soggetto. Conoscevo l’elefante che aveva colpito la mia attenzione. Vivevo nel cratere e lo fotografavo da mesi, tenendomi rispettosa distanza, senza mai inseguirlo, in attesa che fosse lui a venire da me. Quando alla fine lo fece, restai tranquillo al mio posto.
Scoprii che avevamo qualcosa in comune: la curiosità. E’ il motivo principale che mi spinse a prendere la fotocamera quando ero al college. Sono sempre stato curioso, ma anche un po’ timido. La fotocamera mi fornì un pretesto per osservare e fare le mie scoperte. Catturarle su pellicola fu la ciliegina sulla torta.

Non sono più un fotografo, e spesso mi viene chiesto se mi manca. “certo”, rispondo, “A chi non mancherebbe?”. Ma come caporedattore di National Geographic, ora tocca a me dare ai fotografi il tempo necessario per avvicinarsi ai loro soggetti. – C.J.

GLI INCARICHI PER LA RIVISTA NATIONAL GEOGRAPHIC hanno portato Cris Johns in tutto il mondo. Premiato come National newspaper Photographer of the year nel 1979, ha lavorato per i giornali di Topeka e Seattle, si è messo in proprio nel 1983 ed è entrato nella redazione del N.G. nel 1995. Ha fotografato e scritto Wild at Heart: Man and Beast in Southern Africa; Valley of Life: Africa’s Great Rift e Hawaii’s Hidden Treasures. Dal 2005 è caporedattore di National Geographic.

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