Steve McCurry: LA MIA PROSPETTIVA

C’E’ UNA LEZIONE che ho imparato più e più volte: non fissarsi con quella che si considera la propria “vera” destinazione. Il viaggio è la destinazione.
Il mio percorso nella fotografia cominciò nel 1978, allorché partii per quello che pensavo sarebbe stato un viaggio di due mesi in india. Perché l’india? Ero attratto dalla bellezza , dal caos. Il ricco mosaico di colori, religioni e culture era un mondo del tutto nuovo per me. Da allora sono stato in india oltre 85 volte, e ho viaggiato in tutta l’Asia e il resto del mondo.
Le scene cui ho assistito in india sono una fonte d’ispirazione per il fotografo: feste con masse di persone a perdita d’occhio; traduzioni secolari che richiedevano un dignitoso rispetto; volti tatuati con colori intensi; motivi stampati sui vestiti e antichi simboli dipinti sui muri. In india, come altrove in Asia, antichi legami sembrano tenere le credenze tenacemente ancorate al passato mentre la modernità tira nell’opposta direzione.

Gran parte del mio lavoro è frutto di pazienza e intuizione. Nella vita quotidiana siamo distratti dalla “tirannia” dell’immediato, talché potremmo lasciarci sfuggire l’emozione negli occhi di un bambino o il mondo in cui la luce scolpisce l’azione dalle ombre. Talvolta una scena richiede che la fotocamera indugi finché “il momento” non entra nell’inquadratura. – S.M.

UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTO come uno dei più grandi fotografi del nostro tempo, STEVE McCURRY ha lavorato in molti teatri di conflitti internazionali e civili tra cui Beirut, Cambogia e Tibet. La sua foto del 1985 di una giovane rifugiata afghana, pubblicata sulla copertina del National Geographic, è descritta da molti come l’immagine più riconoscibile al mondo; nel 2002, Steve è tornato in Pakistan e l’ha ritrovata, ormai sposa e madre.

Sharbat Gula, Afghan Girl, at Nasir Bagh refugee camp near Peshawar, Pakistan, 1984. National Geographic. "The green-eyed Afghan girl became a symbol in the late twentieth century of strength in the face of hardship.  Her tattered robe and dirt-smudged face have summoned compassion from around the world;  and her beauty has been unforgettable.  The clear, strong green of her eyes encouraged a bridge between her world and the West.  And likely more than any other image, hers has served as an international emblem for the difficult era and a troubled nation." - Phaidon 55 The iconic image does not stand outside of time.  Rather, it connects with the moment in a deeply profound way.  Such as images are imbued with meaning, a significance that resonates deeply with a wide and diverse audience.  McCurry's photograph of the Afghan girl is one such image.  For many, this beautiful girl dressed in a ragged robe became a worldwide symbol for a nation in a state of collapse.   Bannon, Anthony. (2005). Steve McCurry. New York: Phaidon Press Inc., 12. NYC5958, MCS1985002 K035 Afghan Girl: Found National Geographic, April 2002 Iconic Photographs National Geographic Magazine, Along Afghanistan's War-torn Frontier, June 1985, Vol. 167, No. 6

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