Tecnologia di una fotocamera

UNA FOTOCAMERA DI BASE non è sofisticata e i suoi principi sono noti da migliaia di anni: si tratta di una scatola impenetrabile alla luce su cui è stato praticato un piccolo foro. Quando il foro viene scoperto, la luce riflessa dalla scena circostante si comprime attraverso di esso proiettando un’immagine simile sulla parete interna della scatola. Questo dispositivo noto come stenoscopio, o camera oscura, è utilizzato almeno dall’epoca di Mo-Ti, un filosofo cinese che per primo ne descrisse il processo nel 1° millennio a.C.

FISSARE LA LUCE
Fu solo all’inizio del XIX secolo che i chimici riuscirono a trovare un modo per “fissare”, o rendere permanente, l’immagine effimera sulla scatola. Cominciarono rivestendo lastre di vetro e in seguito celluloide, con prodotti chimici fotosensibili , per poi sistemarli al buio all’interno della scatola. Allorché veniva esposta alla luce proveniente dal foro sulla scatola, ogni particella del rivestimento si scuriva in funzione della quantità di luce ricevuta dalla scena riflessa. I fori furono poi sostituiti da lenti in vetro, munite di diaframma dall’apertura regolabile come l’iride di un occhio umano, al fine di far convergere la luce in modo più preciso.

DALLA PELLICOLA AL DIGITALE
Nel corso degli ultimi 150 anni, la fotografia è progredita attraverso una successione di aperture migliori, otturatori più veloci e un’ampia varietà di pellicole. La rivoluzione digitale del XXI secolo ne fa fortemente accelerato il cammino. Oggi le pellicole sono state in gran parte sostituite da sensori digitali, che ricevono la luce su migliaia di pixel e trasferiscono i dati alla memory card, o scheda di memoria, della fotocamera. La memory card può archiviare migliaia di foto e trasferire su un computer in pochi minuti.
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Camera obscura.

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